Pubblicato da: studionati | aprile 8, 2008

Incontro su certezza della pena e tutela della persona offesa

Il 4 aprile scorso si è tenuto un incontro sulla sicurezza e la giustizia organizzato dalla Professoressa Cristina Cabras dell’Università di Cagliari. Mi ha chiesto di fare un intervento sulla certezza della pena e sulla tutela della persona offesa nel processo penale. Riporto i passi salienti del mio intervento

La certezza della pena

L’osservatorio dell’Eures sulla criminalità ha compiuto una indagine sulla quantità e sulla qualità delle condanne, sulla media delle pene comminate e sulla effettiva loro espiazione.

E’ risultato che tra il 1995 ed il 2005 sono stati inflitti e non scontati circa 850.000 anni di reclusione e che nel 2001 la percentuale degli anni effettivamente trascorsi in carcere, su quelli inflitti, ha toccato la punta più bassa (38,4%).

http://eures.it/comunicati_stampa/certezza_pena.htm

Si impone, pertanto, una riflessione sul grado di effettività della repressione.

Se il sistema giudiziario non garantisce un minimo di effettività nella repressione dei reati si affievolisce, nella percezione dei cittadini, la credibilità e la serietà della “minaccia” della pena.

Non solo. Anche nei soggetti condannati si insinua la convinzione che si possa godere di una sostanziale impunità.

Si impone, pertanto, un ripensamento del sistema sanzionatorio.

La certezza della pena, d’altra parte deve essere coniugata con uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento penale sancito dalla Costituzione: la funzione rieducativa della pena.

Le pene sono finalizzate a re-inserire il condannato nella società e non ad escluderlo definitivamente.

Anche questo obiettivo, però, non sembra che sia stato raggiunto. Difatti, secondo la ricerca dell’EURES, sopra citata, i condannati che hanno precedenti penali, rappresentano il 62 per cento del totale. Evidentemente le precedenti condanne non hanno in alcuna maniera indotto tali soggetti ad abbandonare il percorso criminale.

E’ necessario, dunque, intervenire con molteplici soluzioni, alcune delle quali proposte dalla Commissione Nazionale Consultiva e di coordinamento per i rapporti con le Regioni, gli enti locali e il volontariato:

  1. sensibilizzazione della popolazione scolastica sulle tematiche della legalità;

  2. miglioramento della qualità della vita in carcere;

  3. sostegno ed accompagnamento nei percorsi di reinserimento;

  4. formazione degli operatori carcerari.

http://www.giustizia.it/data/multimedia/2393.pdf

In Sardegna sono stati adottati diversi provvedimenti finalizzati al reinserimento sociale e lavorativo, sia per i detenuti scarcerati che per i tossicodipendenti che intendano seguire un percorso terapeutico.

La prospettiva dell’inserimento lavorativo costituisce l’unica speranza per questi soggetti e per le loro famiglie.

Difatti, molto spesso anche le madri, le mogli od i figli dei tossicodipendenti vivono in un contesto di disperazione ed il recupero di ogni detenuto con problemi di dipendenza da stupefacenti consente di stabilizzare interi nuclei familiari.

http://www.sardegnasociale.it/index.php?xsl=348&s=11&v=9&c=3071&nc=1&rb=3111,3308,3309

Tutela delle persone offese dal reato

Il nostro ordinamento non fornisce una effettiva tutela alle vittime dei reati.

Nell’esperienza professionale di un avvocato è ricorrente l’esigenza di dover spiegare ad un soggetto danneggiato da un reato che difficilmente saranno soddisfatte le sue pretese risarcitorie.

L’iter giudiziario della persona offesa segue i ritmi (lenti) del procedimento penale, ma non trova ristoro con la fine del processo. Difatti, dopo tre gradi di giudizio penale, nel corso del quale il giudice ha stabilito che un risarcimento è dovuto, la parte civile è costretta ad iniziare una causa civile per la quantificazione del danno (cioè, per stabilire la somma dovuta a titolo di risarcimento).

Tale causa, anch’essa caratterizzata da tre gradi di giudizio, non rappresenta la fine dell’esperienza giudiziaria, perché può essere necessario mettere in esecuzione la sentenza e pignorare i beni del condannato. Sempre che quest’ultimo non si sia, nel frattempo, reso nullatenente, rendendo di fatto vani tutti gli sforzi della parte civile.

E’ indispensabile, pertanto, una riforma delle norme processuali che consenta un più agevole esercizio dei propri diritti alle persone offese.

In tal senso il progetto di riforma del codice penale prevede, conformemente alle direttive dell’Unione Europea, norme specifiche finalizzate a garantire l’equo risarcimento dei danni patiti dalle persone offese.

http://www.giustizia.it/commissioni_studio/commissioni/xvleg/comm_pisapia.htm

In particolare, la sospensione condizionale della pena dovrà essere subordinata al risarcimento del danno, ovvero alla eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato.

Peraltro, sarebbe opportuno imporre al giudice penale di quantificare il risarcimento del danno, evitando il ricorso al giudice civile e, quindi, la duplicazione dei giudizi per lo stesso fatto.

Inoltre, conformemente all’indirizzo legislativo che si sta imponendo in materia di sequestro delle cose che costituiscono il prezzo od il profitto del reato, finalizzato alla futura confisca, anche per equivalente, dovrebbero ampliarsi le possibilità di sequestro conservativo dei beni a garanzia delle obbligazioni civili derivanti dal reato. Difatti, nell’attuale sistema, tale sequestro è consentito soltanto nella fase processuale e non in quella delle indagini preliminari, consentendo all’indagato di disfarsi di tutti i beni aggredibili dalla persona offesa.

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